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Chi siamo La Confraternita della Misericordia (CDM) nasce nel 1577 con le funzioni di una moderna Conferenza di S. Vincenzo. e dal 1678 il Santuario dell'Annunziata è sotto la sua cura e custodia. Ad oggi conta su 150 iscritti e attraverso la formazione di Gruppi di Volontariato è operativa sul territorio chierese a favore della Comunità.
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Una fede credibile

Una fede credibile

Dal secondo libro dei Re
2Re 4,8-11.14-16a

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei.
Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».
Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. Eliseo disse [a Giezi, suo servo]: «Che cosa si può fare per lei?». Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 6,3-4.8-11

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

 

Il Vangelo richiama al dovere di accogliere con generosità i missionari cristiani che a metà degli anni Ottanta erano in piena attività.         Due i canali di espansione:

il primo erano le famiglie, con tutti i loro rapporti amicali e di parentela, e qui soprattutto le donne avevano una grande importanza, perché le ragazze cristiane, che si sposavano, andavano a vivere in un’altra famiglia e portavano la loro fede. Siccome da sempre l’educazione dei figli è affidata alle madri, anche i figli spesso diventavano cristiani.  Questo era un canale di trasmissione a corto raggio ma molto stabile.

Poi c’era un altro canale, quello itinerante. Era un mondo dove si andava a piedi o con il somaro o il carretto. Il commercio era soprattutto ambulante come, in tempi non troppo lontani, anche da noi.  Questi missionari cristiani erano in genere dei commercianti, venditori di qualcosa, o artigiani, bottai, carpentieri, che si soffermavano in una località finché c’era lavoro, e poi si spostavano altrove. Anche Paolo faceva di mestiere il fabbricante venditore di tendaggi e intanto, nelle località in cui si trovava, annunciava il Vangelo.

Questo secondo canale copriva un raggio vastissimo, ma era molto meno stabile di quello familiare e aveva bisogno di supporto. Ecco perché Matteo a fine secolo raccomanda di riconoscere questi missionari, (c’erano naturalmente anche tanti imbroglioni), e poi di sostenerli nella loro vita difficile, anche perché, portando idee potenzialmente innovatrici, potevano suscitare reazioni contrarie.

Il Pastore di Erma, uno scritto della prima metà del II° secolo, intorno al 130, detta regole molto severe in proposito: ogni annunciatore del Vangelo deve fare lo sforzo di essere almeno credibile.  Un aspetto indubbiamente valido di questi canali di evangelizzazione è costituito dal fatto che tutti questi “missionari”, annunciatori a vario titolo del Vangelo, condividevano la vita comune, vivevano al pari di tutti gli altri, avevano una famiglia, un mestiere, avevano radici profonde in mezzo alla gente.

A metà del II° secolo questo tipo di missionariato itinerante rallenta, nel senso che si stabilizza.  Le moltissime piccole comunità cominciano a riconoscersi l’un l’altra, a stabilire rapporti tra di loro sempre più ampi e la comunità stessa diventa il centro di attrazione, il luogo dove di vive e si insegna il cristianesimo.  La gente vedeva in queste comunità un luogo, un ambiente in cui si stava bene, un giro di persone affidabili che davano sicurezza e speranza.

E soprattutto un luogo dove si insegnava e praticava una fede credibile, dove si raccontava del padre che aspetta il figlio sciagurato, e quando questo torna, fa festa e non lo manda all’inferno, dove si raccontava dell’odiatissimo samaritano che aveva soccorso il malcapitato mentre i sacerdoti e i leviti se l’erano svignata, dove si raccontava della prostituta che non riesce a smettere di piangere per gli oltraggi subiti, del vecchio che va di notte a trovare Gesù perché vorrebbe ricominciare la sua vita da capo, di scribi e farisei ipocriti che vogliono togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello e tante altre storie.

Questa è stata la forza della Chiesa nascente, la formazione dei cristiani, la loro preparazione umana e culturale, soprattutto una fede credibile, in grado di sostenerli nelle prove della vita, capace di indicare traguardi da raggiungere, che ti stimola e dà speranza.

Tutto questo è stato poi travolto dalla storia e sono arrivate mille contraddizioni da cui non ci siamo liberati del tutto neppure oggi.

Una domanda: noi abbiamo conosciuto una Chiesa come una struttura potente e articolata, presente in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata e che nel suo firmamento poteva annoverare stelle di prima grandezza, grandi figure di santi, di uomini da indicare come esempio per tutti, di uomini e donne che l’hanno resa santa.  Ma, nonostante queste eccelse figure come san Francesco, o qui da noi don Bosco, oggi le nuove generazioni si stanno rivolgendo ad altri maestri, ben diversi da san Francesco.

E qui sorge una domanda angosciosa: quale fede ha trasmesso questa struttura ecclesiastica gerarchizzata?  E’ credibile una fede fondata sula paura del castigo divino?  E’ credibile una fede fondata sul dovere primario dell’obbedienza, della sottomissione?  E’ credibile una fede che non ammette domande?

Oggi di questa struttura rimane solo l’ombra: ci sono delle comunità cristiane con qualche sacerdote itinerante che si sposta da una chiesa all’altra e fa quel che può.  Oggi non siamo molto lontani dalle chiese del II °secolo. Anche noi siamo piccole comunità assolutamente minoritarie, immersi in un contesto pagano e sopravvivremo solo grazie al livello di formazione cristiana che abbiamo maturato e se sapremo vivere e comunicare ad altri una fede credibile.

 

Beati icostruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio

Rispondiamo insieme: ascoltaci, Signore

Abbiamo avuto paura tutti, Signore, quando la terra ha tremato come per volersi ribellare alla presenza umana. Ti preghiamo per quelli che sono morti sotto le macerie, per i sopravvissuti, e ti preghiamo anche per noi che ci sentiamo grandi e onnipotenti, e siamo come il fiore del campo che oggi c’è e domani secca e svanisce.   Noi ti preghiamo.

Ti preghiamo per noi che oggi siamo un po’ scossi nella nostra fede. Ci è difficile dire: “sia fatta la tua volontà” di fronte ai disastri della natura, così come non riusciamo a comprendere le sciagure portate dall’egoismo umano. Aiutaci a vivere insieme a delle domande cui non sappiamo dare risposta.   Noi ti preghiamo.

Ti preghiamo per la colomba della pace, diventata un tiro al bersaglio, in una competizione di dichiarazioni ufficiali avvelenate dall’ipocrisia. Ti preghiamo per l’umanità intera che non ne può più di armi, di bombe e di macerie, e vede volare sopra di sé soltanto avvoltoi che fanno finta di essere colombe.   Noi ti preghiamo.

Ti preghiamo per le nostre comunità cristiane, galleggianti in un mare di indifferenza, comunità che hanno il compito di traghettare la fede nel futuro. Aiutaci a trovare dei punti di riferimento sicuri, abbiamo bisogno che il tuo Spirito faccia scaturire dal deserto sorgenti di acqua viva per la nostra fede.   Noi ti preghiamo.

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Signore, il tuo respiro dona vita all’universo,

sotto il tuo sguardo brillano le stelle del firmamento.

Fa che riconosciamo in ogni creatura un’ orma della tua presenza,

e la tua immagine divina impressa in ogni uomo, che tu hai voluto ed amato fino alla morte di croce.

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